Irrealismo Relativo

Obiettivo Psicofilosofia dell’Irrealismo Relativo:

ridurre il movimento che separa le linee.

In generale si può dire che la logica della vita non sia esente da paradossi concettuali e da mutamenti possibili che la portano a cadere in alcune contraddizioni e incoerenze indiscutibili che in essa stessa prendono vita e si risolvono; dal nostro punto di vista, soltanto riescono a stabilirsi tramite una misteriosa accettazione a prescindere di un ordinamento precostituito composto di regole immutabili.

Ma va anche considerato che a dominare la filosofia, – questo tentativo dell’uomo di comprendere la vita per mezzo della ragione  – è comunque una vigorosa pretesa di lucidità, da elevarsi al punto di accogliere le presenti, incredibili, contraddizioni, per conseguire quel tanto giusto di leggerezza utile a sopportare il male di vivere.

La filosofia ha avuto una storia che si è snodata nel tempo, ciò ha significato che un pensiero vero e unico: inattaccabile, non possa essere rintracciato e perciò nel suo procedere ed evolvere essa ha negato continuamente se stessa fino a concepire il non-sense, che dimostreremo essere la chiave per l’Assurdo, la quale a sua volta permette di giungere e includere la componente del mistero, naturalmente però, privato di un dannoso isterismo mistico.

Vita e scenario possono apparire, grazie proprio ad una corretta Visione d’insieme – dopo aver sviscerato ogni questione e compreso che ogni cosa è essenzialmente priva di fondamento – di per sé illogici, assurdi, in quanto vi sono ragionevoli basi per constatare condivisibile l’idea di Non-Senso-Dimostrabile.

Il principio della lotta che vede l’Io singolo scontrarsi costantemente con ciò che lo circonda (fosse per null’altro soddisfare i bisogni vitali, mosso dall’istinto di sopravvivenza); e la logica contraddittoria della realtà del dolore e altresì della gioia; per di più, la totale impossibilità di rivelare un senso della vita universalmente condiviso e/o condivisibile.

L’essere umano è uno spirito profondamente problematico e inquieto, si muove all’interno di una caotica realtà multiidentitaria, in grado di percepire una concreta “irrealtà fuori del sé”, ossia un’assente essenza materiale e immateriale dei fenomeni estranei a se stesso medesimo. Al contempo, si avverte l’irrimediabile incapacità di aggrapparsi a tutto o, di non aggrapparsi a niente. L’impossibilità di contemplare il tutto e il nulla resta l’assoluta cruda realtà.

Per un soggetto dalla coscienza evoluta, nella specifica  qualità di essere umano, tutto è relativo a un individuo, alle sue tendenze e alla realtà circostanziale (all’insieme dato dai fattori ambientali e personali) e ci sono non poche circostanze aggravanti dalle quali può scaturire una serie vasta di problematiche su molteplici livelli. In base alle sue condizioni, alla sua visione della vita l’essere respira, si muove, esprime il suo potenziale.

Se si rintraccia una critica dell’ateismo e contemporaneamente delle religioni essa si sviluppa in un’aperta apologia della contraddizione continua, evolutasi tramite una sincera autopsia spirituale. Il concetto è di una contraddizione continua …